Il packaging alimentare fa tre cose contemporaneamente: comunica l’identità del brand, garantisce la sicurezza del prodotto e segnala come smaltire correttamente l’imballaggio a fine vita. Queste tre funzioni non sono separabili: un’etichetta bella ma priva di dichiarazione MOCA aggiornata espone l’azienda a sanzioni; un materiale sostenibile ma con indicazioni di smaltimento ambigue vanifica l’investimento in sostenibilità.
Le priorità operative sono chiare:
- Conformità MOCA prima di tutto. Verificare che la dichiarazione di conformità sia aggiornata ad ogni cambio di fornitore o materiale. È un obbligo legale, non una formalità.
- Materiali monomateriale dove possibile. Riducono le barriere cognitive al riciclo e si allineano agli obiettivi del Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi.
- Messaggi di smaltimento semplici e visibili. Un’icona unica con testo «100% riciclabile nel tuo comune» funziona meglio di tre simboli sovrapposti.
L’azione immediata: controllare la dichiarazione MOCA in archivio e semplificare le indicazioni di smaltimento sull’etichetta corrente.
Indice
- Perché il packaging conta davvero per vendite, fiducia e responsabilità
- Quali elementi di design comunicano davvero brand e sicurezza?
- Sicurezza e conformità MOCA: cosa deve sapere ogni operatore food
- Quali materiali scegliere per il mercato dell’Europa Centrale?
- Cosa dicono i dati: sostenibilità, prezzo e aspettative dei consumatori
- Etichettatura obbligatoria: cosa deve esserci e come organizzarlo
- Come il packaging influenza logistica, shelf-life e costi di filiera
- Come si progetta un packaging: fasi, tempi e costi indicativi
- Esempi di packaging efficace nel food europeo
- Punti chiave
- Il packaging come leva strategica: la visione di Hhype
- Hhype e il packaging food: dall’audit al lancio in 8–12 settimane
- Fonti utili e risorse per approfondire
Perché il packaging conta davvero per vendite, fiducia e responsabilità
Secondo l’Osservatorio Nomisma, il packaging sostenibile guida le scelte d’acquisto per 7 italiani su 10. Non è una preferenza astratta: si traduce in decisioni concrete sullo scaffale e nelle foto dei prodotti in vendita online.
Il packaging è il primo touchpoint fisico tra prodotto e consumatore, spesso l’unico momento in cui il brand parla senza intermediari. Claims, colori e materiali influenzano la percezione di qualità e sicurezza prima ancora che il prodotto venga aperto. Nell’e-commerce, questa funzione si sposta sulla fotografia del pack: un imballaggio progettato male perde efficacia sia in mano al cliente sia nella foto del catalogo.
Sul fronte della responsabilità, la situazione è altrettanto chiara. Il produttore risponde del ciclo di vita dell’imballaggio: dalla scelta del materiale alla gestione del fine vita, passando per la conformità ai requisiti MOCA e alle direttive UE sugli imballaggi. L’industria alimentare utilizza circa due terzi degli imballaggi prodotti e immessi al consumo, il che rende il settore strategico per l’economia circolare europea.
Quali elementi di design comunicano davvero brand e sicurezza?
La comunicazione visiva nel cibo parte da una gerarchia precisa. Logo e claim principale occupano la zona ad alta visibilità (parte frontale, terzo superiore); le informazioni obbligatorie vanno in posizione leggibile ma non in conflitto con l’estetica. Confondere questa gerarchia significa perdere sia l’impatto commerciale sia la leggibilità normativa.
Colore e tipografia non sono scelte estetiche neutre. Il verde comunica naturalità e sostenibilità, ma usato su un prodotto ultra-processato genera sfiducia. Il bianco su fondo scuro trasmette premium; il kraft non patinato evoca artigianalità. La tipografia deve reggere sia la stampa su cartone sia la visualizzazione su schermo mobile: caratteri con grazie troppo sottili diventano illeggibili nelle foto di prodotto a bassa risoluzione.
Claims e simboli richiedono precisione. Scrivere «riciclabile» senza specificare la filiera di raccolta è una delle cause principali di confusione tra i consumatori. Meglio «riciclabile nella raccolta carta del tuo comune» che un generico simbolo verde. Il claim «100% riciclabile» è difendibile solo se l’intero imballaggio, inclusi chiusure e etichette, rientra in un’unica filiera di riciclo.
Un consiglio: prima di stampare il pack definitivo, fotografatelo con uno smartphone in condizioni di luce media e verificate che tutti i testi obbligatori siano leggibili a 40 cm di distanza. È il test più rapido e spesso il più rivelatore.
Lo storytelling sul pack funziona quando è breve e specifico: «grano coltivato a meno di 50 km» o «filiera certificata dal 2018» aggiungono valore senza sovrapporre informazioni alle diciture obbligatorie. Una micro-narrazione di due righe sull’origine è sufficiente; un paragrafo intero compete con gli ingredienti e perde. Per approfondire come il design del packaging alimentare si integra nella strategia di comunicazione complessiva, vale la pena considerare l’approccio integrato brand-pack-digital.
- Gerarchia visiva: logo → claim → informazioni obbligatorie → indicazioni di smaltimento
- Colore coerente con il posizionamento di prezzo e con i valori dichiarati
- Tipografia leggibile su pack fisico e su foto digitale
- Claims verificabili e specifici per filiera di riciclo
- Storytelling breve (massimo 2 righe) sull’origine o sulla filiera
Sicurezza e conformità MOCA: cosa deve sapere ogni operatore food
I Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti (MOCA) sono regolati dal Regolamento (CE) n. 1935/2004 e da normative specifiche per materiale. La dichiarazione di conformità MOCA è il documento legale che attesta l’idoneità del materiale al contatto con alimenti: va aggiornata ad ogni cambio di fornitore o materiale, pena l’esposizione a sanzioni e rischi di ritiro del prodotto dal mercato.
L’EFSA sottolinea che i materiali a contatto con alimenti devono essere inerti: non devono trasferire sostanze in quantità nocive per la salute umana né alterare le caratteristiche organolettiche del prodotto. Questo principio di inerenza è il fondamento tecnico su cui si costruisce la valutazione di sicurezza di ogni materiale.
I controlli pratici da tenere in azienda includono:
- Test di migrazione specifici per il materiale e per l’alimento confezionato (es. alimenti grassi richiedono test con simulanti diversi rispetto ad alimenti acquosi)
- Tracciabilità documentata dei fornitori di imballaggio con relative dichiarazioni MOCA
- Archivio aggiornato delle schede tecniche dei materiali, accessibile in caso di ispezione
Il Regolamento (UE) 2025/40 aggiunge un ulteriore livello: vieta l’uso di PFAS negli imballaggi a contatto con alimenti e restringe l’uso di BPA, con periodi transitori già definiti. Chi usa imballaggi con rivestimenti funzionali deve verificare la conformità a queste restrizioni con il proprio fornitore entro i termini previsti.
Quali materiali scegliere per il mercato dell’Europa Centrale?
La scelta del materiale è una decisione tecnica, commerciale e normativa insieme. Non esiste un materiale universalmente migliore: dipende dalla shelf-life del prodotto, dalla filiera di distribuzione e dal posizionamento di prezzo.
Vetro: massima protezione e percezione premium, riciclabile all’infinito. Peso elevato incide sui costi logistici e sull’impronta di carbonio del trasporto. Adatto a prodotti ad alto valore aggiunto con shelf-life lunga (conserve, oli, liquori).
Carta e cartone: filiera di riciclo consolidata in tutta Europa Centrale, percezione di sostenibilità alta. Richiede barriere funzionali (coating, laminazione) per prodotti umidi o grassi, ma queste barriere possono compromettere la riciclabilità se non sono monomateriale. La tendenza normativa premia i coating a base acqua rispetto alle laminazioni plastiche.
Plastiche monomateriale (PP, PE, PET): riciclabilità reale dipende dalla disponibilità di filiere locali. Il PET è la plastica con la filiera di riciclo più matura in Europa. Evitare miscele di polimeri diversi nello stesso imballaggio: rendono il pezzo non riciclabile nella maggior parte dei sistemi di raccolta.
Plastica con contenuto riciclato (PCR): il Regolamento (UE) 2025/40 introduce obiettivi vincolanti di contenuto riciclato per gli imballaggi in plastica, con scadenze al 2030 e al 2040. Per gli imballaggi a contatto con alimenti, l’uso di PCR deve rispettare il Regolamento (UE) 2022/1616 e non compromettere la conformità MOCA.
Bioplastiche compostabili: adatte a contesti con raccolta organica separata e impianti di compostaggio industriale. In Europa Centrale la copertura degli impianti è disomogenea: verificare la disponibilità locale prima di scegliere questo materiale come soluzione «sostenibile».
Un consiglio: se state valutando il passaggio a un materiale alternativo, chiedete al fornitore la classe di riciclabilità secondo i criteri del Regolamento (UE) 2025/40. Dal 2030 le classi di prestazione saranno vincolanti e un materiale oggi accettabile potrebbe non superare i requisiti futuri.
Il 51% dei consumatori identifica come sostenibile il packaging completamente riciclabile, ma spesso confonde riciclabilità teorica e riciclabilità reale nel proprio comune. Comunicare «monomateriale» o «100% riciclabile nella raccolta carta» è più efficace di un generico claim verde.
- Vetro: premium, pesante, riciclabile all’infinito
- Carta/cartone monomateriale: filiera matura, attenzione ai coating
- PET monomateriale: filiera di riciclo più sviluppata tra le plastiche
- PCR: obblighi crescenti dal 2030, verifica MOCA obbligatoria
- Bioplastiche: solo dove esiste filiera di compostaggio industriale locale
Cosa dicono i dati: sostenibilità, prezzo e aspettative dei consumatori
| Indicatore | Dato | Fonte |
|---|---|---|
| Consumatori che scelgono in base al pack sostenibile | 7 su 10 italiani | Osservatorio Nomisma/Marca 2025 |
| Disponibilità a pagare di più per pack eco-friendly (18–25 anni) | +8,7% in media | Pro Carton / Storm Survey 2025 |
| Consumatori che leggono le istruzioni di smaltimento sull’etichetta | 96% | Ipsos Doxa per Comieco, Paper Week 2026 |
| Consumatori che identificano la riciclabilità come caratteristica centrale | 51% | Pro Carton / Storm Survey 2025 |
Il dato sulla disponibilità a pagare (+8,7% tra i 18–25 anni) ha implicazioni dirette sul pricing. Un pack in carta certificata FSC con claim di riciclabilità verificabile può giustificare un prezzo leggermente superiore senza perdere competitività, a condizione che il claim sia specifico e credibile. Un claim generico come «eco-friendly» non produce lo stesso effetto: i consumatori più giovani sono i più attenti alle incongruenze tra dichiarazione e realtà.
Per misurare l’effetto del packaging sulle vendite, le metriche più utili sono: tasso di conversione per variante di pack (A/B test in e-commerce), preferenza dichiarata in panel di consumatori con varianti di imballaggio, e tasso di resi o danni logistici per formato. Questi dati permettono di collegare le scelte di design a risultati di business misurabili, non solo a percezioni.
Etichettatura obbligatoria: cosa deve esserci e come organizzarlo
Il Regolamento (UE) n. 1169/2011 definisce le informazioni obbligatorie per i prodotti alimentari preconfezionati. Ecco gli elementi che non possono mancare:
- Denominazione dell’alimento: nome legale o descrittivo, non il nome commerciale
- Elenco degli ingredienti: in ordine decrescente di peso, con allergeni in evidenza grafica (grassetto, maiuscolo o sottolineato)
- Allergeni: i 14 allergeni principali devono essere evidenziati nell’elenco ingredienti e, se presenti come contaminanti, dichiarati con «può contenere tracce di»
- Quantità netta: in grammi, millilitri o numero di unità
- Data di scadenza o termine minimo di conservazione: formato giorno/mese/anno o solo mese/anno per prodotti con shelf-life superiore a 3 mesi
- Condizioni di conservazione e istruzioni d’uso: obbligatorie quando necessarie per un uso corretto
- Nome e indirizzo dell’operatore responsabile
- Paese d’origine o luogo di provenienza: obbligatorio per alcune categorie (carni, miele, olio d’oliva, frutta e verdura fresca)
- Numero di lotto: per la tracciabilità
- Titolo alcolometrico: per bevande con più di 1,2% vol.
- Dichiarazione nutrizionale: obbligatoria per la maggior parte dei prodotti preconfezionati
Le istruzioni di smaltimento vanno posizionate in zona visibile, preferibilmente vicino al codice a barre o sul fondo della confezione, con icona e testo nella lingua del mercato di destinazione. Un’icona senza testo è insufficiente: il 96% dei consumatori legge le istruzioni di conferimento sull’imballaggio, ma la comprensione cala quando le indicazioni sono ambigue o contraddittorie.
Per pack con spazio limitato (es. monodose, bustine), la priorità va agli allergeni e alla data: sono le informazioni che il consumatore cerca prima in caso di dubbio. Il resto può essere rimandato al sito web tramite QR code, purché le informazioni obbligatorie siano comunque presenti sull’imballaggio fisico.
Come il packaging influenza logistica, shelf-life e costi di filiera
Le scelte di design del packaging non sono solo comunicative: determinano costi logistici reali. Un imballaggio sovradimensionato rispetto al prodotto aumenta il volume di spedizione e il costo per pallet; un imballaggio sottodimensionato espone il prodotto a danni in transito con conseguente aumento dei resi.
Il Regolamento (UE) 2025/40 introduce l’obbligo di minimizzare peso e volume degli imballaggi, limitando gli spazi vuoti. Per chi produce per la grande distribuzione organizzata in Europa Centrale, questo non è solo un vincolo normativo: è anche un’opportunità per ridurre i costi di trasporto e stoccaggio.
Tre interventi con effetto immediato sui costi logistici:
- Riduzione del vuoto interno: misurare il rapporto tra volume del prodotto e volume dell’imballaggio; un rapporto inferiore al 60% è spesso ottimizzabile.
- Rinforzi mirati: aggiungere protezione solo dove il prodotto è vulnerabile (angoli, superfici di contatto) invece di aumentare lo spessore uniforme del materiale.
- Formati porzionati: per prodotti con shelf-life breve, formati più piccoli riducono gli sprechi alimentari e migliorano la rotazione a scaffale.
La shelf-life è un parametro che influenza direttamente la scelta del materiale barriera. Un prodotto con shelf-life di 6 mesi richiede barriere all’ossigeno e all’umidità diverse rispetto a uno con shelf-life di 2 settimane. Progettare il pack senza questo dato in mano significa rischiare di sovra-imballare (costo) o sotto-proteggere (sprechi e resi).
Come si progetta un packaging: fasi, tempi e costi indicativi
Un progetto di packaging alimentare completo richiede tra 8 e 20 settimane, a seconda della complessità del materiale e dei test richiesti. Ecco le fasi principali:
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Briefing e analisi: definire shelf-life, filiera di distribuzione, posizionamento di prezzo, mercati di destinazione e requisiti normativi (MOCA, allergeni, etichettatura). Questa fase dura 1–2 settimane e condiziona tutte le scelte successive.
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Concept creativo: sviluppo di 2–3 proposte grafiche con mockup digitali. Include la definizione di gerarchia visiva, palette colori, tipografia e claims. Durata tipica: 2–3 settimane.
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Prototipazione fisica: produzione di campioni con il materiale definitivo. Permette di verificare la leggibilità dei testi, la resa dei colori in stampa e la funzionalità del pack (apertura, chiusura, impilabilità). Costi variabili: da poche centinaia a qualche migliaio di euro a seconda del materiale e del formato.
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Test di sicurezza e conformità MOCA: test di migrazione con il fornitore del materiale, verifica della dichiarazione di conformità, controllo degli allergeni dichiarati. Questa fase non è comprimibile: saltarla espone a rischi legali e sanitari.
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Produzione pilota: tiratura ridotta (500–2.000 pezzi) per verificare la qualità di stampa e la funzionalità in condizioni reali di distribuzione. Permette di correggere errori prima dello scale-up.
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Scale-up e produzione definitiva: avvio della produzione a regime con monitoraggio della qualità e aggiornamento della documentazione MOCA.
Checklist per il fornitore di imballaggio:
- Campioni fisici del materiale proposto
- Scheda tecnica con composizione del materiale
- Dichiarazione di conformità MOCA aggiornata
- Risultati dei test di migrazione per la categoria di alimento
- Prove di barriera (ossigeno, umidità) se rilevanti per la shelf-life
- Informazioni logistiche: peso, dimensioni, impilabilità, compatibilità con linee di confezionamento esistenti
Esempi di packaging efficace nel food europeo
Passaggio al monomateriale nel segmento snack: diverse aziende del settore snack in Germania e Austria hanno sostituito imballaggi multistrato (plastica + alluminio) con film PP monomateriale. Il risultato pratico è stato un aumento della riciclabilità percepita dai consumatori e una semplificazione delle indicazioni di smaltimento: da tre simboli a uno solo. La lezione trasferibile è che la semplificazione del materiale semplifica anche la comunicazione.
Carta con barriera a base acqua per prodotti da forno: alcuni produttori di biscotti in Polonia e Repubblica Ceca hanno adottato packaging in carta con coating a base acqua al posto della laminazione plastica. Il packaging mantiene le proprietà barriera necessarie per una shelf-life di 4–6 mesi e rientra nella filiera carta. Il costo del materiale è leggermente superiore, ma il posizionamento premium giustifica il differenziale di prezzo.
QR code per la tracciabilità della filiera: un produttore di formaggi stagionati nell’area alpina ha integrato un QR code sul pack che rimanda a una pagina con informazioni sull’allevamento, il casaro e le condizioni di stagionatura. Le metriche di scansione hanno mostrato un tasso di interazione superiore al previsto tra i consumatori under 35, confermando che la micro-narrazione digitale integra efficacemente quella fisica sul pack.
La lezione comune a questi casi è che i cambiamenti più efficaci sono quelli che risolvono contemporaneamente un problema di comunicazione e un problema operativo (riciclabilità, costo logistico, tracciabilità). Intervenire su un solo aspetto senza considerare gli altri produce risultati parziali. Per chi vuole vedere come questo approccio integrato si traduce in un progetto concreto, il caso Dolche sviluppato da Hhype mostra come brand identity e pack design possano lavorare insieme.
Punti chiave
Il packaging alimentare efficace richiede conformità MOCA, materiali con filiera di riciclo verificabile e messaggi di smaltimento chiari: questi tre elementi insieme determinano sia la compliance legale sia la percezione del consumatore.
| Punto | Dettagli |
|---|---|
| Conformità MOCA prioritaria | Aggiornare la dichiarazione ad ogni cambio di fornitore o materiale per evitare sanzioni e ritiri. |
| Monomateriale riduce le barriere | Scegliere materiali con filiera di riciclo unica semplifica la comunicazione e migliora il corretto smaltimento. |
| Sostenibilità guida gli acquisti | Il packaging sostenibile guida le scelte d’acquisto per 7 italiani su 10; i consumatori tra i 18 e i 25 anni sono disposti a pagare in media l’8,7% in più per un packaging realmente eco-friendly verificabile. |
| Etichetta come fonte primaria | La grande maggioranza dei consumatori legge le istruzioni di smaltimento sull’imballaggio: renderle chiare è un vantaggio competitivo. |
| Hhype per strategia integrata | Hhype affianca gli operatori food nella progettazione di pack che unisce brand, compliance MOCA e comunicazione sostenibile. |
Il packaging come leva strategica: la visione di Hhype
C’è un errore che vediamo spesso nelle aziende alimentari di medie dimensioni: trattare il packaging come un costo di produzione invece che come un investimento di comunicazione. Il risultato è un imballaggio che rispetta (a malapena) i requisiti normativi, ma non dice nulla di interessante sul prodotto e non aiuta il consumatore a smaltirlo correttamente.
La nostra posizione è netta: il packaging è il mezzo di comunicazione con il costo per contatto più basso che un’azienda alimentare abbia a disposizione. Ogni unità venduta è un’impressione di brand garantita. Sprecarla con un design generico o con claims ambigui è un errore che si paga due volte: in termini di percezione e in termini di compliance.
Quello che manca a molti operatori non è la buona volontà, ma un metodo che integri brand, normativa e scelta dei materiali in un processo unico. Troppo spesso il grafico lavora senza conoscere i vincoli MOCA; il responsabile qualità approva il materiale senza vedere il layout finale; il marketing scrive i claims senza sapere se sono verificabili. Il risultato è un pack che non funziona né come strumento di comunicazione né come documento di conformità.
Un audit del packaging esistente, fatto con questo approccio integrato, rivela quasi sempre tre o quattro punti di intervento immediato: un claim da rendere più specifico, un’indicazione di smaltimento da semplificare, una dichiarazione MOCA da aggiornare. Sono interventi piccoli, ma il loro effetto cumulativo sulla percezione del consumatore e sulla solidità legale del prodotto è considerevole.
Hhype e il packaging food: dall’audit al lancio in 8–12 settimane
Chi gestisce un brand alimentare in Europa Centrale sa che il tempo tra una decisione di restyling e il lancio effettivo è spesso il vero collo di bottiglia. Hhype lavora esattamente su questo: ridurre il tempo tra analisi e risultato, senza saltare i passaggi che contano.
I servizi concreti per il settore food includono: audit di conformità MOCA con verifica della documentazione esistente, sviluppo del concept creativo di packaging integrato con la strategia di brand, supporto nella definizione dei claims di sostenibilità verificabili, e lancio digitale del nuovo pack con contenuti ottimizzati per e-commerce e social. Il tutto in un processo strutturato che porta dal briefing al pack definitivo in 8–12 settimane.
Per chi vuole capire come le strategie di marketing agroalimentare si collegano alle scelte di packaging, o per chi cerca supporto diretto su un progetto specifico, il punto di partenza è una conversazione con il team. Prenota un audit del tuo packaging su hhype.agency/food-landing e ricevi una valutazione operativa entro 5 giorni lavorativi.
Fonti utili e risorse per approfondire
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Regolamento (UE) 2025/40 — EUR-Lex: testo integrale del regolamento sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio. Contiene requisiti di riciclabilità, obiettivi al 2030 e 2040, restrizioni su PFAS e BPA. Lettura obbligatoria per chi progetta imballaggi per il mercato UE.
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EFSA — Materiali a contatto con alimenti: pagina dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare sui principi di inerenza e sicurezza dei materiali MOCA. Utile per capire la base scientifica delle valutazioni di rischio.
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AlimentareAvvocati — Disciplina normativa MOCA: analisi pratica degli obblighi documentali MOCA, con focus sugli errori più comuni e sulle conseguenze in caso di mancato aggiornamento.
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CONAI — Regolamento imballaggi (PPWR): guida operativa italiana al Regolamento (UE) 2025/40, con FAQ pratiche su obblighi di contenuto riciclato, etichettatura e imballaggi a contatto con alimenti.
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Osservatorio Packaging del Largo Consumo — Nomisma/Marca 2025: dati aggiornati su comportamenti d’acquisto legati al packaging sostenibile nel mercato italiano e dell’Europa Centrale. Utile per decisioni di posizionamento e pricing.
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Pro Carton / Storm Consumer Survey 2025: ricerca sui comportamenti dei consumatori europei rispetto al packaging: disponibilità a pagare, percezione di sostenibilità e confusione tra riciclabilità teorica e reale.
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Agenfood — Spesa alimentare e packaging sostenibile: sintesi della survey Ipsos Doxa per Comieco (Paper Week 2026) sul comportamento dei consumatori rispetto alle istruzioni di smaltimento sull’etichetta.



